C'era una volta una Repubblica democratica fondata sul lavoro, e in quella repubblica si trovava una città - né la più grande, né la più piccola - famosa per la sua università, la buona cucina e la saggia gestione della cosa pubblica.

Questo l'attacco de L'arte di stare al mondo, un fulminante racconto autobiografico di una voce originale della letteratura italiana: Enrico Brizzi.
Una storia intima quella raccontata dall'autore, una storia fatta di momenti di passaggio, di giovanili avventure e cambiamenti di vita e d'abitudini. Il tutto arricchito dalla costante presenza del cibo, del cibo buono e di quello cattivo: le tigelle al pesto di Modena, i tortellini della nonna Pina, le rane alla maniera della Bassa, il rigatoni alla Bacco, i bucatini alla Gaetano Bresci, il Maxibon, il Fiordifragola e la 7up.

Come siamo cambiati, a tavola e non solo, negli ultimi trent'anni, e con gli anni è cambiata anche Bologna, la città che fa da cornice ricchissima a tutta la vicenda del libro. Il volume racchiude episodi esilaranti e inaspettati: la disastrosa scena nella quale il narratore, spedito al fiume per lavare la pentola della squadriglia di scout dei Coguari, viene rapito dalle acque o tenta di bere un'intera bottiglia di aranciata senza prendere fiato. Il libro trasporta il lettore nella Bologna degli anni Settanta, quella dei piatti tipici preparati ad arte e con pazienza dalle nonne, prima dell'arrivo della rivoluzione del mangiar veloce. Un breve excursus racconta i cambiamenti introdotti nella cultura gastronomica tradizionale dai "paninari" e dal cibo da strada, che approdano anche in Italia nel decennio degli Ottanta, con una nuova cultura culinaria.

La voce di Brizzi è quella dello scrittore di razza che ha la capacità di raccontare, con leggerezza e humour, i cambiamenti di una generazione attraverso il cibo, che diventerà di volta in volta, collante familiare, pretesto di ribellione e che seguirà, immancabile, le tappe della crescita di un personaggio indimenticabile.

A completare il volume, una selezione delle ricette dei piatti più amati dall'autore.

Davanti al giovane Brizzi si aprono poi gli scenari della globalizzazione, che cambia anche le abitudini quotidiane, fino ad approdare al giorno d'oggi: l'apocalisse delle diete e del mangiar bene.

Leit-motiv che soggiace al volume è il tema del viaggio, caro all'autore, che compie un'immersione nei sapori italiani da nord a sud, dall'Alto Adige alla Sicilia.